Quando si parla di caro carburante in Sicilia, quasi inevitabilmente pensiamo all’automobile.
Benzina e gasolio.
Ma basta spostare lo sguardo dalla strada alla pista di un aeroporto per scoprire che la parola carburante sta assumendo un significato molto più ampio.
E che proprio la Sicilia si trova al centro di una trasformazione particolarmente interessante.
A Gela è operativo dal 2025 un impianto dedicato alla produzione di SAF, Sustainable Aviation Fuel, il carburante sostenibile destinato ad avere un peso crescente nell’aviazione europea.
La capacità produttiva dichiarata dell’impianto arriva a 400 mila tonnellate l’anno.
Non significa che 400 mila tonnellate siano già state effettivamente prodotte: capacità produttiva e produzione reale sono due numeri differenti.
Ma significa che in Sicilia esiste oggi un’infrastruttura industriale progettata per partecipare alla nuova filiera europea dei carburanti per l’aviazione.
L’Europa ha già cominciato il percorso verso il SAF
Dal 2025 ReFuelEU Aviation introduce quote minime di carburanti sostenibili nell’offerta destinata agli aeroporti europei.
Il percorso è progressivo: la quota minima parte dal 2 per cento nel 2025, sale al 6 per cento nel 2030 e aumenta ulteriormente negli anni successivi.
Per le compagnie aeree e per gli aeroporti il carburante diventa quindi uno dei grandi temi economici e ambientali dei prossimi decenni.
E in questo scenario la presenza dell’impianto di Gela merita attenzione.
Perché la Sicilia è una grande regione aeroportuale, fortemente dipendente dal trasporto aereo per la propria accessibilità, e contemporaneamente ospita una capacità produttiva importante proprio nel carburante che l’aviazione europea dovrà utilizzare in quantità crescenti.
Ma Gela racconta soltanto una parte della storia
La trasformazione della vecchia raffineria in bioraffineria è soltanto uno degli elementi del sistema energetico siciliano.
Nel 2024 i grandi impianti tradizionali di Priolo, Milazzo e Augusta hanno lavorato complessivamente circa 27,8 milioni di tonnellate, secondo i dati UNEM.
La Sicilia rimane quindi fortemente presente nella raffinazione tradizionale mentre comincia contemporaneamente a occupare uno spazio nella produzione dei carburanti del futuro.

Immagine illustrativa di un impianto di raffinazione.
E prima ancora della trasformazione industriale esiste la produzione della materia energetica.
Sotto il mare viene prodotto gas
Argo-Cassiopea è entrato in produzione nell’agosto 2024.
Nel 2025 ha prodotto complessivamente 654,881 milioni di metri cubi di gas.
I quattro pozzi produttori si trovano sul fondale marino e il gas viene trasportato attraverso una condotta sottomarina lunga circa 60 chilometri fino all’impianto di trattamento di Gela, per essere successivamente immesso nella rete nazionale.
Dalla costa meridionale dell’Isola è possibile osservare anche la piattaforma Prezioso, infrastruttura offshore preesistente che è stata integrata nel sistema operativo collegato al progetto.

Quindi nello spazio di poche decine di chilometri troviamo produzione offshore, trattamento del gas, bioraffinazione e produzione di carburanti destinati anche all’aviazione.
Allargando ancora lo sguardo troviamo le grandi raffinerie, i porti, i depositi e gli aeroporti.
Non è più soltanto una questione industriale.
È una geografia energetica regionale.
Che cosa c’entra tutto questo con il caro carburante?
Molto, purché non si faccia confusione.
Il SAF prodotto a Gela non rende automaticamente più economico il carburante caricato sugli aeromobili a Palermo o Catania.
La vicinanza geografica di un impianto produttivo non determina da sola il prezzo finale.
Allo stesso modo, la presenza delle raffinerie non garantisce automaticamente benzina meno cara agli automobilisti siciliani.
La questione è differente.
Quanto valore genera complessivamente questa filiera sul territorio siciliano?
E quanto di quel valore può essere utilizzato per migliorare competitività, accessibilità e mobilità dell’Isola?
Un’isola dipende dall’aereo più di altri territori
Per la Sicilia la domanda assume un peso particolare.
Un cittadino che vive in una regione collegata via terra al resto del Paese dispone di alternative che un’isola non possiede nelle stesse condizioni.
Per turismo, lavoro, università, rapporti familiari e attività economiche, l’aereo rappresenta una componente fondamentale della mobilità siciliana.
Questo rende il costo del trasporto aereo un tema territoriale prima ancora che aeroportuale.
E rende interessante capire se la presenza in Sicilia di una filiera energetica così articolata possa trasformarsi in un vantaggio competitivo.
Non necessariamente attraverso uno sconto sul biglietto.
Potrebbero essere infrastrutture, logistica, ricerca, investimenti, accordi industriali o strumenti di compensazione territoriale.
Prima bisogna però conoscere numeri e competenze.
Dall’automobile all’aereo, la stessa domanda
Le royalties sulle estrazioni dimostrano già che il principio della compensazione territoriale esiste.
Il passaggio successivo consiste nel capire quanto sia grande il conto energetico complessivo della Sicilia e quali risorse siano realmente disponibili.
Solo allora sarà possibile discutere di eventuali benefici per cittadini e imprese.

Quella pistola nella fotografia è quella di un’automobile.
Ma il piccolo salvadanaio sotto potrebbe rappresentare una domanda che riguarda anche chi prende un aereo.
La Sicilia produce gas, raffina prodotti petroliferi e oggi può produrre anche una parte dei carburanti sostenibili destinati all’aviazione europea.
La questione quindi non è pretendere voli economici perché il SAF viene prodotto a Gela.
È molto più interessante:
può una regione insulare trasformare il proprio ruolo nella nuova filiera energetica in un vantaggio per la mobilità dei suoi cittadini?
Prima di rispondere servono i conti.
Ma adesso sappiamo almeno che la domanda ha fondamenta molto concrete.


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